
Le canzoni scandiscono i momenti della nostra vita.Come uno scanner fissano l’immagine di un preciso accadimento, di un peridodo o scampolo di serata, collegandolo ad una strofa, un ritornello o a una semplice parola.I riff graffianti di una chitarra, il lento incedere di un sax o un docile accordo di pianoforte rimandano ad un momento preciso,che non può essere spiegato con le parole, ma solo dalla magica alchimia di due semplici note.E quelle canzoni saranno nostre, intime e insostituibili, per sempre.
Baglioni non poteva far altro che iniziare “Piccolo grande amore” con quelli accordi al pianoforte, che “parlano” della risacca del mare, delle sensazioni che incombono lentamente, passo dopo passo, con lei, in quel quadro stupendo di una chiara sera d’estate, al mare …quel movimento dei tasti al piano…perfezione geometrica
L’accordo sincopato di “Motocicletta 10 hp..!!” di Battisti, l’ansia e la frenesia di chi ha aspettato una cosa tutta la vita e la vuole possedere subito,ora…L’assolo finale di “Albachiara”, magia allo stato puro, c’è tutta la discografia di Vasco dentro, che si innalza in un grido liberatorio, contrapponendosi all’incipit iniziale, malinconico e pensieroso dei limpidi accori al pianoforte..
E ancora, la riflessione, l’impegno: Francesco De gregori, “La storia”. [1985] Per Montanelli ci son voluti tanti volumi di storia d’Italia. Per lui una canzone magistrale.“La storia siamo noi, siamo noi padri e figli…la storia siamo noi ..siamo noi questo piatto di grano”.
Guccini con i suoi lavori d’autore, centomila sinonimi e sensazioni in prosa e poesia…Basta solo il titolo di una sua canzone per aprire le porte del suo mondo: “Canzone delle osterie fuori porta”.Chi non è mai stato a Venezia o a Bologna penso possa ascoltare le sue canzoni dai titoli omonimi per l’appunto. Nessuna fotografia farebbe meglio. E per chi vuol sdrammatizzare la vita e sfogliare i ricordi con un sapore unico e inimitabile ecco Rino Gaetano. “Per esempio a me piace il sud” o “Sfiorivano le viole”. Quest’ultima mi piace particolarmente. Una strofa recita:“Il sole che bruciava bruciava..tu crescevi sempre più bella…E tu prendevi la mia mano..mentre io..aspettavo..” pochi versi, semplici. Ma limpidi e descrittivi come pochi.
E ora via, che sparisca in un momento tutto quanto...Né all’amore né al denaro né al cielo.Questo per introdurre De Andrè...Il cantore per eccellenza..Colui che sa far poesia parlando di una puttana…Da “Bocca di rosa” a “Via del campo”..tutti lì, ad ascoltare “Andrea”, “La guerra d piero”, “Carlo martello..”, “La canzone di Marinella”..A volte profondamente immersi nella sua “vita pesante” e dolce malinconia, e a volte strizzando un occhio e con un sorriso, ma mai con un sorriso qualsiasi, ma con un “solco lungo il viso, come una specie di sorriso”.
Luca
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